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Guida alla ristrutturazione della casa

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Guida alla ristrutturazione della casa

Ristrutturare casa – Introduzione:

Obiettivo del presente articolo è quello di fornire un compendio di rapida consultazione, per chi vuole ristrutturare casa, dal tecnico con una certa esperienza di base, al privato cittadino, che voglia imbattersi, in questa complessa avventura, senza avere grandi competenze specialistiche. Un manuale, naturalmente, non può sopperire a tutto il bagaglio culturale o alle conoscenze tecniche sottese alle scelte estetiche, operate dall’architetto nella realizzazione di una ristrutturazione di una casa. L’abbinamento di colori e materiali, presuppone una consapevolezza delle valenze semantiche e dei risvolti stilistici delle scelte operate. L’organizzazione degli spazi, il controllo della forma, lo studio dei flussi all’interno dell’alloggio, il controllo degli aspetti ergonomici, dell’ingresso della luce naturale, dei fattori percettivi, a maggior ragio- ne, sono tutti frutto di competenze professionali di altissimo livello.

Un manuale, insomma, non potrà mai sostituire la figura dell’architetto, con la sua formazione culturale a metà tra scien- za e arte, con la sua capacità di esprimere in un’opera un punto di vista ben orientato nel contesto contemporaneo.

Tuttavia un manuale è utile per raccogliere in un quadro sinottico complessivo tutti quegli aspetti pratici, tecnici e nor- mativi, che costituiscono gli elementi oggettivi sulle quali operare soluzioni architettoniche. Un manuale è il vocabolario, l’abaco, la tavolozza dei colori. L’opera conclusa è un’altra cosa: è la sintesi cromatica, è la sinfonia, l’organizzazione sintattica complessiva della forma.

Questo breve compendio, quindi, è incentrato sugli aspetti più pratici del mestiere. È l’opera vista dal lato del fornitore di prodotti per la ristrutturazione, è il vademecum tecnico-pratico dei buoni consigli per professionisti e principianti. Non ha pretese di formare architetti degli interni, nella consapevolezza che qualunque scelta, anche quella di abbinare un battiscopa su un pavimento, ha una sua valenza linguistica, stilistica ed estetica. Ha l’obiettivo, però, di contribuire a divulgare una cultura di buone prassi, riguardando ogni scelta, all’interno dell’alloggio.

Costo dei Lavori

La determinazione del costo dei lavori per ristrutturare casa può avvenire solo dopo aver definito tutti i detta- gli del progetto esecutivo, comprendente l’e- lenco delle lavorazioni, le quantità previste e i prezzi unitari. L’elaborato che consente la determinazione dei costi è il computo metrico estimativo del progetto esecutivo.

I costi unitari possono variare da luogo a luogo, in base alla qualità ed al costo dei materiali e della manodopera locali, all’accessibilità e ubicazione dell’immobile da ristrut- turare (piano terra o piano attico – accesso o meno con i mezzi per il trasporto dei materiali), alla particolare urgenza nel completamento dei lavori.
In una prima fase si può redigere una stima sommaria dei costi sulla base di un progetto preliminare o su una ipotesi anche personale di scelte, con metodi speditivi. Questo consente anche ai non addetti ai lavori di fare una previsione di budget ed orientare, sin dall’inizio, le scelte. Non è raro, quando si ristruttura la propria casa, che vengano fatte scelte iniziali un po’ più ottimistiche rispetto alle proprie possibilità economiche, per accorgersi solo alla fine, che non si riescono ad affrontare le ultime spese con serenità. Possono essere, in termini più generali, definite alcune fasce di costo computate euro/mq, tenendo conto di alcune categorie di “lavorazioni tipo”, particolarmente ricorrenti nelle ristrutturazioni degli appartamenti.

Nello schema seguente si sono individuate 3 fasce di costo, 350-400 euro/mq, 600-700 euro/mq, 800-1000 euro/mq, distinguendo le seguenti lavorazioni principali: demolizioni, ricostruzioni, massetti e sottofondi, intonaco, pavimenti e rivestimenti, impianto termico e idrico-sanitario, impianto elettri- co, opere da pittore, infissi, impianto di condizionamento. Lo schema fornisce un’ordine di grandezza della spesa a cui si deve far fronte, con oscillazio- ne dovute essenzialmente alla qualità dei materiali scelti e al tipo di ditta.

Ai lavori và aggiunto il costo di progettazione, direzione lavori e delle pratiche urbanistiche e catastali, che può esse- re valutato tra l’8% ed il 10% del costo dell’in- tervento.

Attenzione: queste sono solo delle stime dei prezzi, ricorda che i prezzi possono cambiare a seconda di molti fattori.

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Ristrutturare casa: Materiali e tecniche per la ristrutturazione della casaristrutturazioni roma

La casa è costituita da una serie di ambien- ti che presentano precise caratteristiche funzionali ed organizzative, oltre ad avere specifiche connotazioni impiantistiche e tecnologiche. Un ambiente di servizio di particolare rilevanza, per le caratteristiche funzionali e per le dotazioni impiantistiche è la cucina. Per poter procedere ad un corretto progetto dell’ambien- te cucina si deve tener conto di una serie di fattori legati alle attività che vi si svolgono, alle dimensioni complessi- ve dell’ambiente, ai requisiti che devono possedere le componenti installate.

Le attività prevalenti che si svolgono nell’ambiente cucina sono: preparare i cibi, lavare, cucinare, servire e sparec- chiare. Si deve anche considerare il breve tempo che si ha a disposizione per preparare i cibi, che rende spesso i movimenti tra loro combinati e frenetici.

I passaggi tra piano di lavoro, lavello, fornelli, frigorifero, tavolo da pranzo sono frequenti e la corretta disposizione delle varie componenti deve essere attentamente studiata. Accanto alle attività da svolgere ci si deve, poi, confrontare con la forma e le dimensioni dello spazio, che può consen- tire diverse modalità di disposizione ed aggregazione dei singoli moduli componibili della cucina.

Si ricorda, a tal proposito, che un modulo standard, a cui fare riferimento per la composizione delle attrezzature, è di 60 cm di lunghezza, 60 cm di profondità delle basi e 35 cm di profondità dei “pensili”.

Come arredare la stanza da bagnoristrutturare il bagno

Nel settore arredo bagno si includono i mobili per lavabo, i mobiletti da bagno, gli specchi, gli accessori (porta-sapone, porta-rotolo, porta-scopino, porta-asciugamani).
La scelta del mobile per lavabo è molto importante e può conferire un tocco in più all’ambiente bagno. La sua funzio- ne è essenziale, inoltre, per mantenere l’ordine, soprattutto quando i vani di contenimento (portelle, cassetti e cestoni), sono ben dimensionati rispetto alle proprie esigenze.

I materiali possono variare dal legno naturale, ai laminati, alle laccature colorate, al metallo, alle plastiche. Si può giocare su due materiali diversi per il mobile e per il top, oppure avere un monoblocco, che include top, lavabo e mobile sottostante, con una estetica minimale, che ben si addice alla casa contemporanea, sobria e tecnologica.

Lo specchio può essere incassato, a-filo mattonelle, o avere una sua cornice, più o meno evidente, come un oggetto a parte rispetto al mobile portalavabo. Per scoprire come arredare al meglio la tua stanza da bagno vai alla guida completa.

Illuminazione

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Il progetto della luce gioca un ruolo importantissimo quando si decide di ristrutturare casa, che si tratti di luce naturale, o di luce artificiale.
La luce aumenta il livello di confort di un ambiente, garan- tendone una fruizione sicura e un uso appropriato.

Con riferimento alla luce naturale, diviene importante con- siderare la suddivisione degli spazi interni della residenza, anche ai fini dell’orientamento rispetto agli assi cardinali e all’ingresso dei raggi solari attraverso gli infissi.

La luce artificiale ha il compito di supplire alla diminuzio- ne della luce solare esterna nelle ore pomeridiane e sera- li, garantendo una visione agevole, in funzione del tipo di attività che si svolge nelle diverse camere (soggiorno, camera da letto, bagno, ecc.).

La luce artificiale può contribuire a creare una determina- ta atmosfera, un accento su un elemento architettonico, uno spazio o un arredo.

Questioni percettive

Dal punto di vista squistamente fisiologico, i fattori da prendere in cosiferazione a proposito della luce sono: il livello d’illuminazione (che implica fattori relativi alla quantità e qualità della luce),
– l’interazione tra luce naturale e luce artificiale
– il colore ed il contrasto e altri fattori che permettono il riconoscimento dell’oggetto visivo.

Livello d’illuminazione

La progettazione del livello d’illuminazione si basa sulla conoscenza delle sorgenti luminose e sullo studio delle sensazioni percettive e degli effetti psicofisici che queste producono nelle persone.

La quantità o livello di illuminazione di un punto è la misura della radiazione luminosa incidente su di esso ed ha per unità di misura il lux.
Per dare un’idea dell’ordine di grandezza espressa in lux, si deve considerare che l’illuminamento minimo richiesto per un’area di passaggio interna (un disimpegno tra le stanze per esempio) è di circa 20 lux; il valore d’illumina- mento sul piano di lavoro in un ufficio dovrebbe essere di 400 lux.

La qualità dell’illuminazione, invece, è più difficile da identificare poiché risulta dalla combinazione di vari feno- meni, quali l’uniformità dell’illuminamento, l’abbagliamen- to, la resa cromatica, ecc. Tra questi il fenomeno più rile- vante, ed anche più preoccupante, è quello dell’abbaglia- mento, che può rendere fastidioso o addirittura irrealizza- bile il compito visivo dell’osservatore.

Interazione tra luce naturale ed artificiale

Nella maggior parte degli edifici la luce artificiale viene utilizzata per supportare quella naturale, permettendo così un’adeguata illuminazione degli interni sia di notte che in giorni particolarmente bui. In questo modo, mante- nendo le due sorgenti impiegate compatibili e comple- mentari, è possibile ottenere i migliori risultati in ogni situazione, tenendo conto, però, delle differenze che pre- sentano gli ambienti illuminati naturalmente da quelli che lo sono artificialmente:

– le due sorgenti luminose sono in genere disposte su piani diversi, producendo, così, due direzioni luminose dominanti differenti;
– esse generano luce con qualità spettrali completamente differenti;

– una sorgente emette, l’altra invece trasmette;
– la finestra può stabilire anche contatti visivi con il mondo esterno anche se la luce diurna modifica la luce prodotta da apparecchi illuminanti e viceversa.
Queste considerazioni confermano il fatto che l’illumina- zione migliore per gli interni è quella che trae vantaggi da entrambi i sistemi, relazionandoli direttamente alla con- formazione degli spazi.

Fattori che permettono il riconoscimento dell’oggetto visivo

L’uomo è in grado di riconoscere un oggetto posto nel suo campo visivo tenendo conto di quattro fattori fisici fondamentali:
1) il contrasto tra l’oggetto ed il suo sfondo;

2) la luminanza dell’oggetto;
3) la dimensione dell’oggetto;
4) il tempo di esposizione o di percezione dell’oggetto.

Questioni semiologiche
Gli aspetti percettivi della luce e del colore di un ambien- te hanno comprovati risvolti sulla psicologia umana. Ambienti chiari e ben illuminati,creano confort e sicurezza e possono produrre, in ultima analisi, una sensazione di gioia; una luce calda, con i giusti colori che ne accentua- no i toni, può cerare un’atmosfera accogliente; una luce fredda, come quella dei neon, con colori sui toni del verde o blu delle pareti, tipica degli ospedali o di laboratori scientifici, si addice ad ambienti di lavoro nei quali si deve garantire una visione nitida degli oggetti, ma non mette sicuramente allegria.

L’architetto può lavorare con l’elemento luce all’interno della casa per creare effetti, atmosfere, accenti, differen- ziazioni tra gli ambienti, gerarchie.
Si possono nascondere le lampade in un taglio posto nel controsoffitto, verso un muro, in modo da creare una luce radente sulla parete verticale, per esempio; oppure si può illuminare molto bene un piano di un tavolo, con un lampa- dario posto in asse con il suo centro. Lo spazio conversazio- ne e soggiorno può avere una luce omogenea a diffusa, suggerendo un ambiente più formale e pubblico, oppure una luce da atmosfera con una piantana laterale, per esem- pio, che può rendere più intima e familiare l’atmosfera.

La disposizione di faretti su una linea continua, può indi- care una direzionalità, scandire il ritmo di un percorso all’interno della casa, così come la concentrazione di più luci in un punto crea accento.

Se si pone un muro che supera di non molto l’altezza umana della visione a mo’ di filtro, tra l’ingresso della casa e un ambiente di soggiorno illuminato, la luce che appare dietro al muro incuriosirà il visitatore al momento dell’ac- cesso, rendendo più interessante quel punto di fruizione.

Tipi di lampadina
Lampadine ad incandescenza: sono le classiche lampadinedine elettriche, derivate dall’idea originale di Edison del 1878; ovvero hanno un filamento interno al tungsteno che, percorso da corrente, si riscalda per effetto Joule diventando incandescente ed illuminando per irraggia- mento la zona circostante. Queste lampadine sono ormai considerate di vecchia concezione, sono state messe al bando in tutta l’Unione Europea per fare spazio a quelle a minor consumo energetico.

– Le lampadine alogene sono lampadine a incandescenza, sebbene più efficienti e di durata doppia, per cui hanno un consumo energetico piuttosto elevato. Si possono impiegare per applique o corpi illuminanti che non vengo- no tenuti costantemente accesi in un ambiente della casa, se si vuole conseguire un risparmio energetico.

– Lampadine fluorescenti compatte (LFC) – note anche come “lampadine a basso consumo energetico”. È un tipo di lampada a scarica in cui l’emissione luminosa (visibile) è indiretta, cioè l’emittente non è il gas ionizzato, ma un materiale fluorescente. Pur essendo più costose delle lampade a incandescenza, hanno il pregio di durare molto più a lungo (circa 10-12 volte di più) e di consuma- re molta meno energia elettrica (fino al 75% in meno). Una caratteristica importante di questo tipo di lampadine è la loro “accensione ritardata” a causa del lento riscalda- mento, che non le rende adatte ad un uso non in stanze di passaggio, ma sono meglio impiegate in ambienti dove la luce sta accesa per molto tempo in modo continuo: ad es., per una casa, in cucina, sala da pranzo, salotto, etc.
– Lampade al neon o tubi al neon, è sempre una lampada a scarica, spesso confuse con le fluorescenti compatte, sono costituite da un tubo di vetro circolare di diverse lun- ghezze o anche sagomato.
– Lampadine al sodio. Sono lampadine basate sulla scari- ca elettrica in un gas (come, del resto, le lampade fluore- scenti tradizionali – cioè i “neon” – e quelle compatte), che in questo caso è il sodio, le cui tipiche radiazioni sono di colore giallo. Tali lampadine consentono di risparmiare fino al 90% di energia elettrica rispetto a quelle a incan- descenza, avendo un’efficienza circa 10 volte più alta, e sono utilizzabili in tutti i posti in cui è tollerabile una luce di colore giallo, per cui risultano ottime per l’illuminazione in esterno: giardini, strade, parcheggi, terrazze, etc.
– I LED (Light Emitting Diode), già usati da tempo come “spie” colorate nei più svariati apparecchi elettronici, gra- zie ai notevoli progressi in campo tecnologico hanno avuto un’ampia diffusione nell’illuminazione (pubblica, delle auto, nei megaschermi, etc.), e non solo per il fatto che possono produrre luce in vari colori oltre che biancoghiaccio (led ultrawhite). Essi, infatti, risultano superiori agli altri tipi di illuminazione perché sono caratterizzati da una grande affidabilità, un’elevata efficienza e una lun- ghissima durata. I led di ultima generazione, oltre ad avere una grande robustezza agli urti e alle vibrazioni ed un’accensione istantanea, sono molto più luminosi delle lampadine a incandescenza – ma consumano 7-10 volte meno a parità di luce prodotta – e sono più efficienti di tutti gli altri tipi di lampadine. Lo svantaggio è che forni- scono una luce direzionale e concentrata, e inoltre non possono essere impiegati dove serve una luce molto intensa concentrata su una piccola superficie.

TINTEGGIATURE E COLORI DELLA CASA ristrutturare casa

La scelta dei colori e delle tinte interne gioca un ruolo essenziale nella definizione dello stile della casa, armonizzando, al tempo stesso le altre finiture, i pavimenti, le porte e gli altri elementi di arredo. Non esistono scelte giuste apriori sui colori, ma la coerenza sintattica è già un principio estetico. Una casa con resina grigia a pavimento e pareti bianche, molta luce e scarso mobilio avrà uno stile minimale; con toni di gri- gio alle pareti e superfici grezze si potrà ottenere un look vagamente underground e informale. Pareti color giallo avorio, magari con finitura spatolata e cornici, sono tipi- che delle case classiche; colori sgargianti e forti contrasti possono creare ambienti giocosi e richiamare la pop art. Esistono contesti culturali e riferimenti locali nell’uso del colore: riconosciamo i bianchi della casa mediterranea, le tinte calde della tradizione spagnola, i gialli e le terre della casa romana, i colori pastello dell’ambiente ligure. Ci sono fattori personali e soggettivi, legati al gusto e alle scelte individuali, rispetto al colore e questioni più gene- rali e oggettive, di tipo percettivo e semiologiche (sensa- zioni diverse percepibili in ogni ambiente anche connesse a questioni convenzionali codificate).

La percezione visiva del colore
La percezione della gradazione di un colore dipende dalla lunghezza delle onde luminose che giungono ai ricettori reti- nici (coni). I colori primari della luce sono il rosso, il verde ed il blu ed una loro combinazione genera gli altri colori.
La quantità dei colori riconoscibili dipende dalla capacità riflettente delle superfici presenti nell’ambiente e dalle caratteristiche quantitative e qualitative dell’illuminazione. La scelta del colore di un ambiente va valutata in funzio- ne delle caratteristiche dimensionali dello spazio, dell’illu- minazione artificiale e naturale, dell’arredo e della rifles- sione dei materiali.
I colori chiari riflettono una maggiore quantità di luce men- tre i colori molto forti e vivi, sebbene meglio visibili, posso- no provocare stanchezza se posti in zone destinate a lunga permanenza, come nelle aule o negli uffici. L’illuminazione ha un rapporto diretto con i colori: gli ambienti tinteggiati con colori scuri necessitano di maggio- re quantità di illuminazione per ottenere un effetto visivo simile a quello di spazi che hanno colori chiari alle pareti.

I colori tenui possono essere utilizzati nelle abitazioni dove si staziona per molto tempo e colori vivi per differen- ziare zone od oggetti ai quali si vuole attribuire un valore particolare (una parete di fondale, un vestibolo di passag- gio, ecc.).
I colori scuri rendono un ambiente più piccolo, se disposti su tutte le pareti; mentre se si utilizza un colore scuro su un unico piano, lo si spinge in profondità. Colori scuri a pavimento e soffitto, possono dare una sensazione di schiacciamento in un corridoio lungo e stretto; i colori chiari possono dilatarlo; l’alternanza cromatica può creare un ritmo.

Il contrasto cromatico

Per contrasto s’intende la differenza di luminanza tra due oggetti sottoposti alla visione, dove uno costituisce lo sfondo e l’altro la figura.
Aumentando il contrasto un oggetto diventa più visibile. Possono essere distinti due tipi di contrasto:

– contrasto di colore;
– contrasto luce/oscurità.
Nel progettare gli ambienti bisogna tener conto dei colori, e nella scelta bisogna considerare quelli che presentano un maggiore contrasto (soprattutto per cartelli, porte ed indicatori).

Per grandi superfici
Beige chiaro
Giallo chiaro
Giallo
Dettagli
Rosso scuro
Blu scuro
Nero

Il contrasto cromatico può servire anche per:
– individuare dove termina il pavimento e iniziano le pareti; – capire se la porta è aperta o chiusa;
– individuare le maniglie della porta.
Con un buon contrasto si aumenta l’efficienza dell’illumi- nazione da un 15% a un 20%.
Dei colori interessa anche il tono e il grado di saturazione (chiaro o scuro).

Aspetti semiologici e convenzionali
Ci sono aspetti convenzionali e codificati nell’uso del colo- re, che variano a seconda della cultura che li ha prodotti. Il bianco per l’abito da sposa, simbolo di purezza nella cultura occidentale, è sostituito dal nero o dal rosso in altri ambienti culturali.
I colori possono essere associati a concetti e indicazioni importanti nella segnaletica:

colore verde per indicare “sicurezza”;
– colore giallo per indicare “attenzione”;
– colore rosso per indicare “emergenza”.
Nella progettazione della segnaletica direzionale si deve, inoltre, tener conto della dimensione, dello spazio tra le lettere, della loro definizione e del contrasto tra le lettere ed il colore di fondo.

Ci sono anche aspetti semiologici del colore, che partono da questioni percettive, prima di tutto fisiologiche e poi psicologiche. Proviamo a pensare alle sensazioni piacevoli che abbiamo provato in spazi chiari e luminosi, o in ambienti colorati, che hanno colpito la nostra vista e ambienti cupi e scuri, che ci hanno procurato sensazioni di angoscia.

Esiste una proprietà dei colori di esprimere i nostri stati emozionali, psicofisici e interiori, che può trovare riscon- tro anche nella scelta dei colori della casa.

Le tinte calde (dall’avorio al giallo, al rosso, ai marroni), rendono un ambiente accogliente o anche rustico. Colori freddi (dal bianco perla, al grigio, al blu, per esempio) esprimono sobrietà, raffinatezza, eleganza, ma anche distacco, asetticità.
Con una rapida disamina, potremmo sintetizzare le carat- teristiche e i significati legati al colore delle pareti nel modo che segue.
– Il bianco è il colore neutro per eccellenza. E’ un colore che conferisce un’alta luminosità agli ambienti ed è adat- to a qualsiasi tipo di situazione. Molto utilizzato anche con leggere variazioni di tonalità, dal beige, al crema, al bianco ghiaccio. La neutralità dello sfondo esalta il valore degli elementi di arredo, che spiccano sul bianco.

– Il nero a parete è difficile da utilizzare anche perché assorbe la luce, soprattutto con finitura opaca. Può esse- re impiegato per una parete di fondale, per un bagno un po’ glamour o per evidenziare dettagli.

– il grigio è di tendenza, dal grigio chiaro all’antracite. Conferisce eleganza e raffinatezza viene usato spesso
per la sala bagno o per il soggiorno, accostato a colori vivi come il bianco, il verde, il giallo e l’arancio.
– Il giallo è un colore caldo e luminoso, ma può risultare eccentrico, quando è troppo acceso. Sembra stimoli socievolezza e concentrazione. Nelle varianti più tenui si addice al salotto borghese con mobili in legno vero o lac- cato bianco.
– Il rosso è un colore caldo che trasmette energia e forti emozioni. È usato nella cromoterapia per stimolare l’attivi- tà di crescita dei globuli rossi, e sembra avere un effetto potente sull’umore. Per questo è preferibile usarlo in ambienti dove la permanenza è limitata, perché potrebbe innervosire.

– Il rosa è il tipico colore utilizzato per dipingere le came- rette delle bambine, in quanto trasmette un’atmosfera fiabesca da principessa. Nelle variabili del rosa antico, salmone chiaro può creare atmosfere vintage e vagamen- te retrò. In tono più acceso di rosa pink e fucsia, piace ancora alle bambine anche più adolescenti.
– il blu è il colore del cielo, molto rilassante e solitamente scelto per dipingere la camera da letto. Esistono diversi blu, da quelli molto maschili (il navy, il blu oltremare, virando dal grigio al verde), a quelli più femminili ( lavan- da, fiordaliso, ortensia).
– Il verde è un colore neutro, considerato rilassante e riequilibrante. La posizione del verde a metà dello spettro, tra estremità calda e fredda ci fa comprendere meglio la sua capacità di riequilibrare le energie positive e negati- ve. Molto usato per dipingere cucine, camere da letto, bagni e soggiorni.
– Il colore viola è conosciuto come il colore dello spirito e, in effetti, agisce sull’inconscio dando forza spirituale ed ispirazione. Molto usato per dipingere camere da letto, soggiorni, studio con le sue tonalità che possono virare dal glicine al viola scuro.
– Il marrone e le terre sono toni caldi ed hanno un aspetto elegante, dal marrone bruciato, al ruggine, alla terracotta.

Consigliabili su una sola parete di fondale, esaltano arre- di color avorio, corda, verde e celeste-grigio.

Ristrutturare casa: aspetti tecnici e pratici
Ci sono diversi tipi di prodotti in commercio, per le pitture murali: pitture a tempera, lavabili, semilavabili, smalti idrorepellenti, resine.
La base della pittura è colla, ad olio di lino o a base sinte- tica, dando origine a pitture viniliche, acriliche, silossani- che, ecc.
Prima dell’applicazione della tinta la parete deve essere debitamente preparata.
Dove la vecchia pittura non è ben ancorata, deve essere rimossa con una spatola metallica; quando non si riscon- trano difetti, i muri vanno semplicemente spazzolati e nelle parti più scure passati con raschietto o carta vetrata. L’intonaco nuovo deve essere ben asciutto altrimenti l’u- midità potrebbe far sollevare la pittura. La stesura di un isolante o fissativo, diluito con acqua o miscelato con la pittura finale, consente di ottenere una copertura del sup- porto che rende omogenea l’assorbenza della parete. Questo “fondo” si passa possibilmente con un pennello, per evirare effetti buccia d’arancia.
Per un buon esito estetico, la stuccatura e rasatura della parete sono essenziali e non devono essere percepibili a lavoro finito, naturalmente.
La prima cosa di cui tenere conto è che lo stucco diminui- sce di volume asciugando. Quindi se ne deve stendere in profondità e in abbondanza rispetto al filo del muro, lavo- rando con la spatola, per poi pareggiarlo con la carta vetra- ta. Inoltre, poiché lo stucco ha una capacità di assorbimen- to superiore al resto della parete e, quindi, le parti stuccate devono essere trattate con diverse mani di pittura.

INFISSI (porte e finestre) guida alla ristrutturazione della casa

La funzionalità e fruibilità dello spazio inter- no della casa sono legati, oltre alle caratte- ristiche morfologiche e dimensionali degli spazi, anche alle caratteristiche tecniche dei diversi elementi che costituiscono il manufatto edilizio.

Gli infissi costituiscono elementi di passaggio, di frontiera e di filtro tra gli spazi interni della casa (porte) e tra l’inter- no e l’esterno dell’edificio (finestre).
Un’attenta analisi evidenzia che le porte e le finestre non sono tutte uguali, ma costituiscono frontiere diverse a seconda degli spazi che collegano o separano: lo spazio pubblico e quello privato condominiale nel caso del porto- ne d’accesso all’edificio e delle finestre presenti nell’area dell’atrio d’ingresso; frontiera tra il privato condominiale e il privato individuale nel caso della porta d’ingresso della singola unità immobiliare; passaggio tra i singoli ambienti della residenza, nel caso delle porte che collegano le varie stanze; filtro e frontiera tra il privato individuale e l’esterno, nel caso delle finestre e porte finestre che danno sull’esterno o sui balconi.

Finestre

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Compito specifico delle finestre è quello di far entrare la luce diurna, consentire il ricambio d’aria con l’esterno e la visione di quanto avviene fuori dalla residenza.
Il ricambio dell’aria è collegato alla movimentazione degli infissi, che possono essere apribili con diversi sistemi di apertura (essenzialmente: ad anta, a vasistas, scorrevoli). L’ingresso della luce dipende dall’ampiezza della superfi- cie vetrata, che, talora, deve essere modulata da scher- mature, e sistemi oscuranti diversi, per evitare eccessivo irraggiamento solare.
Il fattore aero-illuminante di ogni stanza è un parametro che ne misura il benessere secondo precisi criteri igienico sanitari. In particolare, per l’agibilità dell’unità immobilia- re, è necessario che il rapporto tra la superficie aerante/ illuminante delle finestre e quello del pavimento di ogni stanza, sia superiore a 1/8.
Nella sua particolarità di essere filtro e diaframma tra ambiente interno ed esterno, l’infisso deve garantire due fattori essenziali per il benessere dell’abitazione:
– L’ isolamento termico, ovvero un’appropriata resistenza termica, con adeguati valori di trasmittanza rispetto alla regione climatica di appartenenza;
– L’ isolamento acustico, ovvero un livello di abbattimento dei rumori aerei provenienti dall’esterno.
L’isolamento termico e acustico dipendono dal tipo di pro- filo utilizzato per il serramento e dal sistema di vetrazione scelto.

Tipologie e materiali
Gli infissi esterni di una casa possono essere essenzial- mente:
– In legno. Sono gli infissi tradizionali, esteticamente molto belli e congruenti con gli edifici storici, necessari negli interventi di riuso e restauro del patrimonio edilizio esistente. Sono più esposti al degrado a causa degli agenti atmosferici e necessitano di cura e manutenzioni frequenti.
– In alluminio. Sono ampiamente diffusi nelle nuove costruzioni per i minori costi e l’ottima resistenza alla cor- rosione indotta dalle precipitazioni meteoriche esterne. Si possono avere in una gamma ampissima di verniciature.

La scelta degli infissi riguarda anche lo spessore (50, 60, 70 mm, generalmente) e il tipo di sezione del profilo (a giunto aperto o a taglio termico), con diversi livelli di resi- stenza termica e costi.

Per quanto riguarda il vetro si possono avere diverse soluzio- ni, da quella tradizionale a vetro singolo a quelle più diffuse con doppio vetro, con camera d’aria, alle finestre a 3 came- re con diverse combinazioni nell’alternanza delle lastre.

La dimensione del vetro si definisce descrivendo lo spes- sore delle lastre e della vetrocamera: es. 4-12-4, con uno spessore di 2 cm; oppure 6/7- 12- 6/7, che accoppia due lastre di vetro per ogni lato, per uno spessore complessi- vo di 38 mm.

I vetri possono essere temperati, stratificati, riflettenti, antisfondamento; hanno diversa resa luminosa e fattore di trasparenza. In particolare si possono distinguere: parametri luminosi (trasmissione e riflessione), parametri energetici (trasmissione diretta, riflessione, assorbimen- to) e coefficiente di shading.

Secondo la mazzetta RAL e con finiture superficiali di vario tipo che imitano il legno.
– In acciaio. Da non confondere con gli infissi in ferro di una volta (tipo ferro-finestra), che sono un infisso povero, utilizzato nelle fabbriche e nelle officine, oggi non più dif- fuso. L’infisso in acciaio contemporaneo utilizza sezioni di profili simili a quelli dell’alluminio, ma più eleganti e più piccoli. Si possono avere diverse finiture tipo inox, cromo- lucido o acciaio corten (arrugginito). I costi del serramen- to in acciaio lievitano molto per i profili a taglio termico, oggi indispensabili per garantire un’adeguata coibenza termica degli alloggi.
– In PVC. Hanno il pregio della leggerezza, della economi- cità e resistenza agli agenti atmosferici, ma non sono paragonabili, dal punto di vista estetico, al legno, per quanto le tecnologie attuali consentano una imitazione perfetta della finitura di superficie alla vista e al tatto.
Ci sono soluzioni miste, tipo legno-alluminio, con una fac- ciata interna in legno e una esterna in alluminio, che con- temperano le due esigenze dell’estetica e della resistenza agli agenti atmosferici.

Le Porte
Le porte sono aperture che consentono di entrare e usci- re dagli ambienti, con una opportuna distinzione tra porte esterne (di collegamento tra un ambiente interno ed uno esterno) e porte interne (di collegamento tra due ambien- ti interni contigui).

Porte esterne

Con porte esterne si intendono generalmente quelle porte che costituiscono il confine della casa, attraverso le quali si passa dallo spazio privato ad uno spazio pubblico o semi-pubblico. Per tale motivo devono avere particolari caratteristiche anti scasso o di anti intrusione, come le porte blindate.

Le caratteristiche di una porta blindata standard sono:
– telaio realizzato con profili in acciaio scatolari da 2 mm di spessore, ancorato direttamente alla muratura median- te staffe, e ancorato al pavimento mediante ferro pieno da almeno 10 mm di spessore, e non avvitato al falso telaio.
– anta realizzata da doppia lamiera in acciaio da 2 mm e 1,5 mm di spessore, eventualmente con una terza lamie- ra in acciaio a protezione della serratura e dei suoi mec- canismi di chiusura.
– cerniere saldate tra anta e telaio e non avvitate.
La serratura di cui è dotata una porta blindata deve resi- stere ai tentativi di effrazione, quelle dotate di cilindro a profilo europeo o quelle classiche a doppia mappa posso- no non costituire più una difesa valida.

Porte interne

Le porte interne non costituiscono solo un elemento di frontiera dell’ambiente, ma fanno anche parte dell’arredo complessivo dello spazio in cui vengono collocate. La porta deve essere abbinata con lo stile d’arredamento della stanza: classica o di design contemporaneo, in legno, vetro, metallo.

Le porte interne sono divise in tre tipologie: a battente, a libro e scorrevoli.
La porta a battente o a doppio battente è la soluzione più diffusa, per la semplicità di montaggio, anche in ambienti che non devono essere necessariamente ristrutturati, e per il suo costo più basso rispetto alle altre soluzioni. La dimensione standard dei passaggi delle porte è di 80 cm, ma possono anche essere usate porte da 70 cm per aperture più piccole. Il doppio battente viene generalmen- te usato negli ambienti in cui la maggiore dimensione della porta non rappresenta particolari problemi di attraversamento.

Le porte scorrevoli e a libro sono usate negli ambienti in cui ci possono essere problemi di interferenza con gli altri arredi della stanza. Il sistema di apertura scorrevole può essere con anta a vista (su uno dei due lati del muro) o a scomparsa (con un controtelaio incassato nel muro).
La porta a libro viene usata in soluzioni in cui l’apertura è a tutta altezza, con pannelli autoportanti in considerazio- ne del materiale e dell’altezza del vano.
Al fine di sfruttare al meglio lo spazio interno delle stanze è importante posizionare la porta correttamente, renden- do più funzionale la disposizione dell’arredamento.
Le ante si aprono tendenzialmente verso l’interno dell’am- biente e chi vi accede deve poter compiere il minor sforzo possibile. Sulla base di quella che è la pianta della stan- za, si preferisce il senso di apertura che spinge l’anta verso la parete perpendicolare più vicina all’entrata. Se la distanza tra il perno della porta e la parete retrostante è sui 20 cm si può prendere in considerazione l’idea di sistemare il radiatore dietro la porta. Se la distanza è superiore ai 30 cm può essere sistemato dietro al batten- te un piccolo mobile o una libreria ed infine se lo spazio supera i 70 cm può essere collocato anche un armadio di dimensione standard.

Dal punto di vista estetico, comunque, pur nella diversità di tipologie di porta e sistemi di aperture, che possono coesistere nella stessa casa, è importante che il progetto affronti il tema in modo unitario, optando per soluzioni coordinate, con porte dello stesso colore, intonato con lo stile complessivo della casa.
Lo stile di una porta dipende prevalentemente dal mate- riale con cui è realizzata, dal disegno e dal colore o rive- stimento dell’anta, dal coprifilo e dalla maniglia.
L’anta, a sua volta, può essere completamente liscia oppure suddivisa in pannelli per creare un effetto decora- tivo. Si parla di superficie bugnata quando il decoro viene realizzato con parti a rilievo dello stesso colore della porta, mentre un’altra tecnica decorativa può essere otte- nuta accostando legni di essenze o tinte differenti.
Il materiale con cui è realizzata una porta può essere: legno massello, tamburato, laccato, impellicciato, lamina- to, pvc e vetro. I colori possono essere i più vari nel caso della laccatura, e nelle principali essenze legno per le porte in massello o tamburato.
Per avere un effetto di integrazione con il muro, si posso- no utilizzare porte con telaio a scomparsa a filo-muro, tipo “l’invisibile”; oppure porte a tutta altezza (fino al sof- fitto o controsoffitto), con mostre squadrate a filo-porta.

PAVIMENTI E RIVESTIMENTI

ristrutturare casa
Premessa

I pavimenti ed i rivestimenti per interni nelle residenze assolvono sia ad una funzione strutturale (completamen- to e protezione del solaio, nel caso del pavimento), che decorativa.
Nella scelta del pavimento della casa o del rivestimento del bagno o della cucina, gli aspetti estetici, legati allo stile o al gusto, non possono prescindere dalle questioni pratiche e funzionali, connesse anche alla resistenza e manutenzione dei materiali.
Pavimento e decorazione sono due termini che cammina- no tra loro affiancati nella storia. Vi sono tracce e testimo- nianze, in tutte le culture del passato, di pavimentazioni decorative, con motivi geometrici, astratti o figurativi (nei mosaici per esempio).
Il pavimento, ancora oggi, è l’imprinting della casa, condi- ziona le scelte successive nei colori delle pareti e dell’ar- redo, contribuendo in maniera determinante alla scelta dello stile e dell’atmosfera dell’ambiente interno.

Questioni semiologiche e percettive
Ci sono due aspetti rilevanti, dal punto di vista percettivo, di un pavimento: il materiale di cui è costituito (marmo, legno, gres, ecc.) ed il disegno della composizione degli elementi. Ogni materiale per pavimentazione consente di avere un “disegno celato”, nascosto tra le pieghe della tessitura prodotta dalla sequenza ripetitiva delle piastrelle, lastre o doghe, o un “disegno rivelato”, reso intenzionalmente visi- bile ed esplicito dal progettista.
Nel primo caso è la modalità di posa ed affiancamento dei singoli elementi che compongono la pavimentazione, a disegnare dei motivi geometrici (a scacchiera, a lisca di pesce, tolda di nave, ecc.), variabili a seconda del mate- riale utilizzato (piastrelle, mattonelle o doghe di legno) e delle sue dimensioni. Nel secondo caso, vengono realiz- zati veri e propri disegni/intarsi sul pavimento, come se fosse un tappeto. L’esigenza, in entrambi i casi, è quella di personalizzare e rendere uniche le superfici orizzontali degli ambienti della casa.
Oggi, la grande varietà di materiali a disposizione del pro- gettista, consente di ottenere numerosi disegni sul piano orizzontale, che possono condizionare l’atmosfera e la percezione visiva degli ambienti di una casa.
Il “disegno celato”, oltre alla tessitura prodotta dalla disposizione geometrica dei singoli elementi che lo com- pongono, consente di regolarizzare, dal punto di vista visivo, ambienti che si presentano irregolari nella forma. La scelta del tipo di materiale, della dimensione e della disposizione sono 3 componenti tra loro strettamente legate. Una disposizione del pavimento regolare, secondo un sistema ortogonale degli elementi, consente di dare profondità ad ambienti corti, un sistema ampiamente uti- lizzato anche nel passato, per studiare ed individuare le regole della prospettiva. Una disposizione del pavimento inclinato rispetto alle pareti di appoggio, consente di nascondere l’irregolarità dell’ambiente, che, con una disposizione ortogonale, potrebbe essere, invece, subito denunciata dalle fughe della pavimentazione non paralle- le od ortogonali alle pareti stesse.

Il “disegno rivelato” è una riproposizione delle decorazioni a mosaico in chiave contemporanea. Rose dei venti, maglie di quadrati, pavimentazioni policrome, connotano spesso ambienti con una forte centralità, come atrii o punti distri- butivi della casa, dove difficilmente trovano collocazione elementi od oggetti di arredo tridimensionali. Riquadri, cor- nici, figure intarsiate, completano l’ampia gamma di solu- zioni offerte oggi da tutti i tipi di materiali in commercio e dalle tecniche di lavorazione a controllo numerico. L’abbinamento del pavimento con diverse condizioni di luce naturale ed artificiale, consente di ottenere sensazio- ni percettive diverse: un pavimento in parquet (materiale caldo), con pareti chiare e poco esposte al sole, può generare degli ambienti comunque equilibrati dal punto di vista della percezione visiva e tattile (come camminarci sopra a piedi nudi); così come pavimenti in pietra natura- le (materiale freddo), con pareti cromaticamente calde, consente di avere ambienti più luminosi ed accoglienti. Non esiste una regola progettuale precisa in tal senso, se non la sperimentazione, agevolata oggi dall’uso di mate- riali che riescono ad imitare superfici e consistenze che appartengono ad altre categorie; ad esempio, il gres o il lamparquet imitano il parquet dal punto di vista visivo, ma con una consistenza e sensazione tattile ben diversa dal legno, con un vantaggio dal punto di vista della manu- tenzione e della pulizia.

Questioni pratiche nella scelta dei materiali
Sulla scelta di un pavimento sono molti i fattori che inci- dono e vanno dall’estetica/stile dell’ambiente in cui deve essere collocato (cucina, bagno, salone, camera da letto, ripostiglio, balcone, ecc.), alla sensazione che si vuole ottenere sotto ai piedi (legno, pietra, gres, gomma, metal- lo), alla facilità di pulizia e manutenzione (legata a sua volta all’ambiente), al budget a disposizione.

Oggi sono commercializzati prodotti per tutti i gusti e per tutte le tasche, addirittura con tipi di pavimenti meno costosi che emulano nella finitura (ma non nelle sensa- zioni percettive prodotte) altri più costosi.

Tanti sono, dunque, i tipi di pavimento e vanno dal legno, ideale per un ambiente caldo, come una camera da letto, alle piastrelle di gres, per gli ambienti più vissuti e meno delicati, come la cucina ed i bagni, ai marmi per gli ambienti di rappresentanza come i saloni. I pavimenti in laminato, oltre alla praticità di posa e pulizia, sono rispet- tosi dell’ambiente, non utilizzando legno naturale.

La scelta del pavimento deve, inoltre, tener conto di altri aspetti come la resistenza all’abrasione e la durata nel tempo, l’isolamento acustico, la presenza di un eventuale sistema di riscaldamento a pavimento, la finitura della superficie. Nell’individuare un tipo di pavimento, bisogna, poi, tener conto di alcuni fattori che non sono immediatamente visi- bili o facilmente controllabili nella fase decisionale. Infatti la scelta di un materiale avviene spesso sulla foto presen- te su una rivista, un depliant o catalogo, o nella sala mostra di una azienda, che rivende tali materiali, tutti sistemi idonei per dare un’idea di massima del risultato finale. Le questioni non apertamente dichiarate sono rela- tive alle differenze di tono che ci possono essere, ad esempio, nella fase di cottura delle piastrelle in ceramica, con piccole differenze tra partita e partita; oppure nelle lastre di marmo, con piccole differenze che dipendono dalla vena della pietra di cava, ed ancora nelle doghe dei parquet, che in alcuni casi si possono rivelare particolar- mente nodose.

In tutti questi casi è opportuno controllare la qualità dei materiali acquistati all’atto della consegna e prima della loro posa, momento dal quale non è più possibile effet- tuare la sostituzione. Bisogna considerare che molte aziende considerano normale una tolleranza del 5% di materiale difettoso all’interno di una partita. Tale percen- tuale aumenta notevolmente, se, per ragioni economiche, si è optato per una seconda scelta.
Altra considerazione riguarda l’effettiva possibilità di sosti- tuire all’ultimo momento un tipo di pavimentazione con un altro completamente diverso, poiché variano le tecni- che di posa e di realizzazione del sottofondo, legati allo spessore dello specifico materiale prescelto. Pertanto, se in un ambiente è stato ipotizzato del gres, è difficile sosti- tuirlo con lastre di marmo, i cui spessori sono notevol- mente superiori.
Le unità di misura commerciali dei prodotti per pavimenti sono le scatole, che seguono una logica diversa rispetto a quella adottata per la misurazione delle superfici degli ambienti, che è, invece, espressa in mq. Per determinare la quantità bisogna, poi, ricordare che nella posa spesso alcune piastrelle devono essere tagliate per adattare i pavimenti alle forme dell’ambiente, con uno sfrido ed uno scarto di circa il 10% in ambienti regolari e del 15% per ambienti irregolari nella forma. È anche opportuno tenere di scorta, per eventi futuri non prevedibili, un 10% in più di materiale, per avere lo stesso tono di pavimentazione. Non è infrequente, infatti, che nel tempo ci siano delle perdite o rotture di tubazioni nei bagni, che richiedono la rimozione ed il successivo ripristino di piastrelle.

Ulteriore questione pratica riguarda la posa del parquet, che prevede nella maggior parte dei casi la formazione di un massetto, che deve raggiungere un adeguato grado di maturazione, con una percentuale di umidità relativa non superiore al 2%, per evitare fastidiosi fenomeni di rigon- fiamento successivi. Alcune aziende suggeriscono i seguenti dati minimi ambientali per la posa del parquet: percentuale di umidità del legno: 7/11 %; percentuale di umidità dei locali: 50/65 %;

umidità del sottofondo: max.2 %;
temperatura ambiente: min.15°C;
assenza di tracce di umidità sui sottofondi o sulle pareti.

Progettare il pavimento della casa
La prima superficie che colpisce l’occhio quando si entra in una stanza è il pavimento. Il suo colore non è meno impor- tante di quello delle pareti: tra lastre di marmo bianco e nero e la macchia di colore di una moquette in tinta unita, la diffe- renza di effetto è enorme. Va quindi scelto con grande atten- zione in base alle caratteristiche del locale e l’impostazione che si intende dare all’arredamento.
I pavimenti scuri fanno risaltare le pareti, rendendo più lumi- nosi i muri chiari, ed amplificando le vetrate, come la tinta calda di un pavimento in parquet esalta una parete dalle ampie vetrate con affaccio su un paesaggio.
I colori di pavimento scuri vanno scelti se le stanze sono molto illuminate, poiché viene delegato al fattore luce diurna il compito di riscaldarlo.

I pavimenti chiari ingrandiscono le stanze, dando rilievo alle pareti, ma non necessariamente agli oggetti che vi sono appoggiati, per i quali deve essere studiato un opportuno rapporto con le pareti stesse.

Pavimenti con colore uniforme per tutta la casa, creano con- tinuità tra stanze comunicanti e ingrandiscono gli apparta- menti formati da stanze molto piccole.
Pavimenti con colori diversi ripartiscono in aree funzionali zone molto grandi, o consentono di differenziare meglio spazi articolati su più livelli.

Alcuni tipi di materiali sono adatti per ambienti in cui deve essere mantenuto un alto livello igienico, come la cucina ed il bagno, dove devono essere usati pavimenti e rivestimenti (ceramica, gres, gomma), su cui possono essere usati deter- sivi anche aggressivi ed in cui è frequente la presenza del- l’acqua (sono quindi da escludere i parquet, per quanto detto in precedenza). Altri materiali, come il parquet, sono adatti per le camere da letto, dove spesso si cammina a piedi nudi.

Caratteristiche dei materiali per pavimenti
I materiali per pavimenti e rivestimenti delle abitazioni sono molti, e vanno dalla ceramica, al parquet, all’acciaio, alle pie- tre, alle resine, al cemento, alla moquette.
Naturalmente bisogna conoscere pregi e difetti di ogni tipolo- gia, per poter scegliere il materiale in maniera adeguata e non commettere errori che sarebbe poi difficile e costoso riparare.

Pavimento in parquet 
Il termine “parquet” indica diverse tipologie di rivestimen- to: il massello, il prefinito, l’impiallicciato (o impellicciato) ed il laminato. I primi tre sono completamente realizzati in legno, mentre il quarto è rivestito da uno strato di pla- stica con effetto legno.
Parquet massello
Il massello è il parquet classico, formato completamente da legno grezzo, che, per essere finito, deve essere prima levigato e poi lucidato. La qualità superiore del prodotto rende anche il prezzo maggiore rispetto agli altri tipi di parquet. Il materiale viene venduto il listelli di diverse dimensioni.
I vantaggi del parquet massello sono:
– può essere levigato più volte mediante la procedura di “lamatura”, consigliata in media ogni 10 anni e che toglie circa 1 mm di spessore ogni volta;
– il legno è un isolante naturale.
Gli svantaggi sono:
– un tempo maggiore per la procedura di posa, di levigatura ed infine di lucidatura;

– costi maggiori per la posa e la manutenzione; – sconsigliato per il riscaldamento a pavimento.

Parquet prefinito

È il parquet più diffuso, formato da uno strato di legno nobile, quello visibile, e da un supporto in legno povero, sottostante e quindi invisibile. Il termine “prefinito” indica che è “prelevigato” e “verniciato”, richiedendo solo la posa. Questo tipo di parquet ha maggiori doti di stabilità, rispetto al massello, poiché le variazioni di temperatura ed umidità che provocano il movimento delle fibre naturali del legno sono assorbite da 2 o 3 strati del parquet prefinito.

I vantaggi del parquet prefinito sono:
– velocità di posa in opera;
– minore costo del materiale e della posa.
Gli svantaggi sono:
– minore durata, poiché può essere levigato meno volte del massello (con una durata, comunque, dai 30 ai 60 anni);
– minore potere isolante.

Parquet impellicciato

Il parquet impellicciato, è visivamente simile al prefinito, ma con uno strato di legno nobile sottile (circa 1 mm). Le differenze riguardano soprattutto il prezzo che è più basso, il minor potere isolante e la minore durata (in genere gli impellicciati non possono essere levigati), anche se con supporti particolari (HDF) e speciali verni- ciature possono arrivare anche a superare la durata di un prefinito classico.

Parquet laminato

Lo strato superiore del parquet laminato è in plastica colorata; queste pavimentazioni vengono utilizzate soprat- tutto in ambienti di grande passaggio (sono praticamente indistruttibili). Si stanno diffondendo sempre più data la loro economicità e la grande varietà di colorazioni e di riproduzioni del legno. Ne esistono di bassa e di alta gamma: quelli di alta gamma danno riproduzioni fedelissi- me del legno, supporti insonorizzanti per evitare il rumore quando ci si cammina, alti poteri isolanti termici oltre che acustici, bisellature per riprodurre la struttura del parquet massello.

Prezzo del parquet

Il prezzo del parquet tradizionale, o massello, dipende essenzialmente da quattro fattori:
– essenza scelta;
-spessore del listello, dai 10mm fino ai 22mm;
– scelta del disegno, la scelta più costosa è il “rigatino” contraddistinto da venature del legno quasi parallele tra loro. A seguire c’è la “prima scelta”, la “seconda scelta” e il “nodino”, la differenza è il numero di nodi presenti per mq e il fatto che le striature siano più o meno parallele;
– lunghezza del listello, si va dai 220mm fino ai maxi listo- ni di oltre 2000mm. Il parquet tradizionale si può trovare anche prelevigato e preverniciato. Lo svantaggio di questo tipo di parquet è che se il trattamento non è fatto “alla perfezione” in seguito si possono avere dei problemi di stabilità in quanto il legno tende sempre ad adattarsi all’ambiente in cui viene posato.

Il prezzo del parquet prefinito dipende anch’esso da quat- tro fattori:
– essenza;
– strato di legno nobile, si paga la quantità di legno pre- giato impiegato, nel “parquet prefinito” il suo spessore va dai 2,5mm fino ai 5-6mm;
– scelta del disegno, valgono le stesse regole del parquet tradizionale;
– lunghezza del listello, si va dai 220mm fino ai maxi listo- ni di oltre 2000mm, peraltro molto costosi.

Manutenzione straordinaria del parquet

Oltre alla normale pulizia, sul pavimento in legno può essere necessario intervenire con speciali manutenzioni, ovviamente richieste da situazioni “straordinarie” come danni, graffi, incisioni. Esse sono:

– rilamatura, è una rilevigatura integrale che si effettua dopo 10-15 anni. Il parquet in legno massiccio sopporta l’intervento 7-8 volte, quello prefinito 2-3 volte;
– stuccatura, si esegue con resine e polvere di legno e serve per porre un rimedio alle varie fessurazioni che si sono prodotte col tempo;

– carteggiatura, è necessaria più spesso delle altre lavora- zioni di manutenzione;
– riverniciatura, basta solo questa nei casi di piccoli graffi che non intaccano direttamente il legno, e si può evitare la carteggiatura.

Pavimento in ceramica
Il termine “ceramica” definisce la “natura” del materiale costituente le piastrelle, e si applica tradizionalmente a prodotti ottenuti a partire da impasti di argille, sabbia ed altre sostanze naturali.
Tali impasti, dopo apposita preparazione, vengono foggiati nella forma desiderata e quindi cotti a temperatura elevata (da 1000 a 1250 °C, a seconda del tipo). Questa cot- tura modifica in modo sostanziale la struttura del mate- riale crudo, ed impartisce alle piastrelle di ceramica le tipiche e ben note caratteristiche di durezza, resistenza meccanica, inerzia chimica e fisica (in termini, ad esem- pio, di sostanziale inalterabilità all’acqua, al fuoco, alla maggior parte delle sostanze chimiche che possono veni- re a contatto con esse, etc.).

I vari prodotti si differenziano per ciclo tecnologico, colore del supporto e struttura del supporto.
Il ciclo tecnologico di cottura prevede la “bicottura” (con un doppio passaggio nel forno – il primo per cuocere il suppor- to, il cosiddetto biscotto; il secondo per il fissare lo strato superficiale di smalto) e la “monocottura” (cottura contem- poranea del supporto e dello smalto, rapidamente ad alte temperature, conferendo ai prodotti caratteristiche quali: resistenza al gelo; resistenza a forti carichi di rottura; resi- stenza all’abrasione; coesione tra supporto e smalto).

Il colore del supporto può essere bianco, chiaro, rosso o variamente colorato.
La struttura del supporto può essere a pasta porosa o a pasta compatta.

I pavimenti ceramici possono essere classificati in:

Cotto – Pasta porosa

Il cotto, è un tipo di pavimentazione utilizzato in ambienti come saloni, camere da letto e spazi di passaggio, per dare alla casa un tono rustico. Infatti è conosciuto anche come cotto rustico, cotto toscano, cotto fiorentino, cotto veneto, ecc., è il risultato della cottura a 1100° C circa di un impasto di argille selezionate. Fornisce un prodotto dalla massa porosa e compatta (in cui è presente in mini- ma parte una porzione vetrosa che svolge soltanto la fun- zione di cementante) dalla tipica colorazione nelle sfuma- ture del rosso. Il cotto è il più classico tra i materiali per le pavimentazioni. I formati più diffusi per le normali pia- strelle da pavimento sono 25×25, 30×30, 20×40 e 40×60 cm, ma sono disponibili anche formati più piccoli come il “tozzetto” 10×10.

Maiolica – Pasta porosa

Le maioliche sono generalmente usate nei bagni e nelle cucine. Sono un prodotto tipico della tradizione ceramica italiana, sono affini alle Faenze, da cui però differenziano per la finitura superficiale che è in smalto opaco. Le dimensioni più diffuse sono 15×15, 15×20 e 20×20 cm.

Cottoforte – Pasta porosa

Utilizzato per pavimenti d’interni, il cottoforte è un mate- riale sempre rivestito superficialmente con smalto opaco. I formati delle piastrelle in cottoforte sono generalmente leggermente più grandi di quelli delle maioliche, con una predilezione per il 20×20 e 20×30 cm.

Terraglia – Pasta porosa

Le terraglie sono più pregiate delle maioliche e sono pro- dotti a pasta bianca, vengono usate per pavimenti e rive- stimenti di bagni e cucine. A seconda della loro esatta struttura si dividono in forti o dolci; spesso sono verniciate anche con la sola vetrina trasparente. Oltre che nella pro- duzione di piastrelle (generalmente di formato 15×15 cm), le terraglie sono impiegate anche per la realizzazione dei sanitari per il bagno.

Monocottura rossa – Pasta compatta

La monocottura rossa è il prodotto di una cottura di argille ricche di ossidi di ferro, in cui, ad alte temperature, si rea- lizza la cottura congiunta del supporto e dello smalto. Questa particolare produzione consente di impiegare impasti multicomponenti in funzione delle varie esigenze, ottenendo così un’ampia gamma di prodotti diversi con elevate prestazioni: dai prodotti per esterni, a basso assor- bimento d’acqua, a quelli più porosi, adatti agli interni. Unico limite, rispetto alla bicottura, è quello di un più limi- tato campo di colori e di decori di finitura. I formati delle piastrelle in monocottura rossa sono anch’essi estrema- mente vari, coni rendendo il 10×20, il 20×20, il 30×30 e il 40×40 cm.

Monocottura chiara – Pasta compatta

La monocottura chiara è ottenuta con la stessa tecnolo- gia di produzione della monocottura rossa, con la diffe- renza che sono impiegate argille prive di ossidi di ferro, provenienti per lo più dall’area francese e tedesca, che attribuiscono il caratteristico colore, tra il grigio e il beige, al supporto. I formati abituali delle piastrelle in monocot- tura chiara sono quelli della monocottura rossa, con l’ag- giunta di lastre di 60×60 cm per gli usi di facciata.

Gres – Pasta compatta
Nel panorama delle piastrelle in ceramica, il grès si pre- senta come uno dei materiali dalle migliori caratteristiche prestazionali. Adatto per pavimenti e rivestimenti, sia in interni sia in esterni, è impermeabile, compatto, duro, opaco, dotato di alta inerzia chimica, antigelivo, resistente alla rottura, all’abrasione, alla compressione (sino a 200- 300 N/mM2).

I formati tradizionali sono 7.5×15 (le tipiche piastrelle da balcone) o 10×20 cm, infatti tutte le caratteristiche elen- cate sopra fanno del grès il materiale più adatto per la pavimentazione di esterni. Da impasti di argille naturali greificanti, opportunamente corrette con argille artificiali, si ottiene il grès fine porcellanato, un materiale quasi com- pletamente vetrificato e perciò con alte caratteristiche meccaniche e del tutto inassorbente. Il grès porcellanato è disponibile in un’ampia e articolata gamma di formati (dai tradizionali piccoli: 5×10 / 10×10 ai classici formati pia- strella: 20×20 30×30 / 40×40 / alle lastre di grande for- mato: 60×60 / 60×120 cm) e di pezzi speciali, che ne fanno uno dei prodotti più ricercati oggi sul mercato.

Ceramica tecnica per pavimento

La continua evoluzione nella ricerca di materiali sempre nuovi, ha fatto sì che siano stati realizzati prodotti con caratteristiche sempre diverse. L’insieme delle ceramiche tecniche, realizzate con processi industriali e chimici, pre- senta una vasta gamma di tipologie, che assumono aspetti estetici variegati. A tal proposito le ceramiche tec- niche possono assumere l’aspetto di:

– marmi;
– pietre naturali;
– graniti;
– seminati alla veneziana;
– venature e cromatismi di pietre di cava; – effetto travertino;
– effetto millerighe;
– effetto radica;
– legno;
– effetto muratura in mattoni;
– pelle;
– cuoio;
– giunco;
– effetti a bassorilievo;
– metallo.

Pavimento in pietra
L’eleganza della pavimentazione in pietra è impareggiabile, per tale motivo è ancora un materiale in grande considera- zione, nonostante gli alti costi per l’estrazione, il trasporto, la lavorazione e la posa in opera (che spesso richiede della manodopera specializzata). L’utilizzo delle pietre nell’edili- zia residenziale è oggi ridimensionato, soprattutto rispetto agli anni ’60 e ’70, quando era molto in voga.

Le pietre più diffuse sono i marmi, i calcari, i basalti, i porfidi ed i graniti e sono adatti tanto per le soluzioni per interni, che per esterni.
Le finiture superficiali vanno dallo spacco alla levigatura, dalla fiammatura alla lucidatura.

Le pietre naturali come il marmo, il travertino, l’ardesia e il granito possono essere divise con facilità in lastre sotti- li. Le pavimentazioni che utilizzano queste lastre di pietra senza che su di esse vengano fatti particolari tipologie di trattamento sono le cosiddette pavimentazioni con finitu- ra a spacco meglio chiamate pavimentazioni con finitura a spacco naturale.

La levigatura, invece, è una tipologia di finitura superficia- le ampiamente usata, soprattutto in ambienti interni alla nostra abitazione e viene applicata su vari materiali, dal marmo al travertino, dall’ardesia al granito.

La funzione della levigatura del pavimento è quella di ren- dere perfettamente planare la superficie trattata, elimina- re tutte le imperfezioni dovute al montaggio e donare al pavimento un certo grado di lucentezza che, però, non è paragonabile alla lucidatura vera e propria.

In molti, infatti, confondono le due finiture superficiali (lucidatura e levigatura), che benchè simili, portano a risultati diversi.

La levigatura è una fase del processo di lucidatura: il pavimento lucidato è levigato in diverse fasi con materiale abrasivo di grana via via sempre più sottile fino ad arriva- re alla luciatura del pavimento.

Sulle pietre, quali il marmo o travertino, la levigatura avviene tramite l’utilizzo di macchinari appositi composti da grossi dischi abrasivi rotanti.
La fiammatura è un tipo di finitura, molto simile a quella spazzolata, utilizzata essenzialmente per trattare le superfici delle pietre naturali, il suo nome deriva dal fatto che viene eseguita facendo passare il materiale lapideo sotto una sequenza di fiamme ossidriche, le quali provo- cando uno schock termico, letteralmente “bruciano” il primo strato della lastra di pietra che si stacca conferen- dole un particolare aspetto ruvido con il reticolo cristallino in evidenza. Spesso alla fiammatura può seguire una spazzolatura al fine di limitare le asperità createsi sulla superficie del materiale durante il primo processo, si parla in questi casi di finitura fiammata e spazzolata.
La fiammatura viene utilizzata soprattutto per le pavimen- tazioni e i rivestimenti, sia interni che esterni, con lastre a partire da uno spessore minimo di 1,1 cm circa, ma può essere impiegata anche per elementi architettonici d’arre- do come i caminetti e soprattutto in ambito domestico i piani cottura delle cucine. È particolarmente indicata per gli esterni poiché rende le superfici ruvide e dunque asso- lutamente antiscivolo e può essere eseguita su tutti i tipi di pietra naturale, dal marmo al granito, dall’ardesia, al porfido, al basalto. La fiammatura è un tipo di trattamen- to superficiale comunemente impiegato più per alcune pietre piuttosto che per altre, ad esempio il marmo è più facile che venga levigato e lucidato piuttosto che fiamma- to, mentre la pietra piasentina trova nella fiammatura la sua maggiore espressione estetica.

La fiammatura, insieme all’anticatura, è il tipo di finitura solitamente impiegato quando si voglia ottenere il classi- co effetto pietra naturale; è bene sapere però che, soprat- tutto per gli ambienti interni, tra le due tipologie di finitura appena menzionate è consigliabile optare per la seconda, poiché a parità di resa estetica consente una minor manutenibilità a fronte di una maggiore facilità di pulizia, inoltre economicamente parlando la finitura fiammata è senza dubbio più costosa rispetto ad altre quali quelle spazzolate o levigate.

Negli ambienti interni la pietra fiammata si accosta benis- simo anche ad altri materiali quali ad esempio il legno, permettendo cambiamenti di pavimentazione tra due locali attigui o tra due zone di uno stesso ambiente quali potrebbero essere l’angolo cottura pavimentato in pietra all’interno di un più ampio living rivestito ad esempio in parquet. Inoltre si addice a tutti gli stili d’arredamento da quelli essenziali e moderni a quelli più tradizionali.

La bocciardatura può essere praticata sulle lastre di pie- tra per rispondere ad un’esigenza puramente estetica, ma solitamente, soprattutto quando si tratta di pavimentazio- ni, la si utilizza per conferire proprietà antisdrucciolo al materiale; a tal scopo trova vasta applicazione per i gradi- ni delle scale e per la realizzazione di manufatti esterni, come pavimentazioni e cordoli, proprio perché riduce notevolmente la scivolosità delle superfici di calpestio rendendole molto più sicure.

Pavimento in PVC e in gomma
I pavimenti in pvc sono facili e veloci da posare e semplici anche dal punto di vista della manutenzione e della puli- zia. Tali pavimenti hanno raggiunto una vasta gamma cro- matica, una elevata qualità nell’impiego dei materiali e nella tecnologia di fabbricazione, che lo rendono un pro- dotto versatile, conveniente ed esteticamente variegato. Sono adatti per lo più ad arredi di tipo moderno.
I pavimenti in gomma hanno come caratteristica principa- le una particolare funzionalità, resistenza e durabilità nel tempo. La gomma è infatti un materiale elastico capace di resistere ad ogni tipo di sollecitazione. In alcuni casi, abbinato ad un certo stile può diventare una soluzione decisamente gradevole esteticamente oltre che pratico.

Il pavimento in gomma, oltre ad essere resistente, è anche un pavimento sicuro in quanto non teme le brucia- ture di sigaretta. In questo modo il rischio di incendi dimi- nuisce notevolmente.

Il pavimento in gomma non è un pavimento di difficile manutenzione. Basta pulirlo quotidianamente anche solo con acqua per avere una pulizia adeguata, poichè la gomma è un materiale antistatico capace di tenere lonta- na la polvere e prevenire la formazione di sporcizia e acari. Per una pulizia più profonda basta utilizzare deter- genti specifici. Non teme le macchie di olio nè quelle di grasso perchè la gomma non è un materiale poroso bensì un materiale impermeabile. Non teme neanche la mag- gior parte degli agenti chimici.

Proprio per la sicurezza, per la resistenza e per la possibi- lità di mantenerlo pulito con facilità, il pavimento in gomma è particolarmente adatto per bagni e cucine. Inoltre, essendo un materiale antiscivolo, è adatto per ambienti in cui vi sono persone anziani e bambini.

La gomma è anche un materiale fonoassorbente capace quindi di isolare dal rumore ed è anche un ottimo isolante termico.
Solitamente venduto in rotoli il pavimento in gomma è disponibile anche in piastrelle con uno spessore variabile da 1 a 4 mm e può essere posato direttamente sopra al vecchio pavimento. La superficie del pavimento in gomma può essere a rilievo oppure liscia. I pavimenti con superfi- cie liscia possono anche avere in alcuni casi un sottofon- do in schiuma.

Alcune aziende produttrici hanno oggi assegnato ai pavi- menti in gomma un alto valore estetico e di design.

Pavimenti galleggianti
Il pavimento galleggiante è composto da un materiale ela- stico. La funzione di questo materiale è quella di isolare il solaio portante dal pavimento calpestabile: in questo modo si crea un sistema in grado di assorbire l’urto del calpestio. I pavimenti galleggianti sono quindi fonoassor- benti e sono sostanzialmente caratterizzati da un masset- to galleggiante di spessore minimo di 4 – 5 cm , solita- mente rinforzato con rete elettrosaldata. Il risultato dell’i- solamento al calpestio si ottiene indipendentemente dalla natura del pavimento, che può essere di tipo rigido o di tipo resiliente, come nel caso di moquette, gomma ed altro. Oltre al vantaggio di consentire un’ ottima protezio- ne contro i rumori da calpestio, il pavimento galleggiante adeguatamente realizzato accresce anche l’isolamento acustico del solaio dai rumori aerei.

Pavimento in acciao inox
I moduli per pavimento in acciaio inox, grazie alle caratte- ristiche di questo materiale, si prestano ad essere usate in ambienti dove sono necessarie alte garanzie di igienici- tà. La produzione di questi pavimenti è molto flessibile e permette di soddisfare le più svariate esigenze progettua- li: i moduli inox, esistono in un’ampia gamma di formati e dimensioni, che si possono accostare anche alle piastrel- le in ceramica già esistenti. Le novità assolute per questo tipo di materiale sono i moduli curvi che lo rendono adatto anche per il rivestimento di pilastri e colonne. Questo tipo di pavimento è adatto a un arredamento di gusto moderno.

Moquette
La moquette è un tipo di copertura per pavimenti piacevo- le al contatto ed elegante a vedersi. In linea di massima la moquette è costituita da un supporto in lattice di gomma, juta, o materiale sintetico, nel quale vengono inseriti diversi tipi di filati, sintetici oppure naturali. La parola moquette, etimologicamente di origine incerta, definisce un tessuto in lana o sintetico, completamente fissato al pavimento. E’ proprio quest’ultima, la differenza sostanziale dal tappeto, di cui la moquette può definirsi la naturale evoluzione. E’ importante sfatare alcuni luoghi comuni, sottolineando che moquette e tappeti non favori- scono la sopravvivenza degli acari, se correttamente istal- late e mantenute. A maggior ragione, invece, in una camera con pavimento tessile, la polvere in sospensione è ridotta fino all’ 80%, rispetto ad un pavimento duro. Le moquette hanno un altro grande vantaggio, ossia una maggiore proprietà di isolamento termico rispetto ad altri tipi di pavimento. Le tipologie di moquette in commercio sono molteplici, in svariate gamme di colori e disegni, e differenti fibre e spessori del pelo. La superficie della moquette, a seconda dei casi, può essere lavorata o liscia e si presta facilmente a personalizzazioni.

Pavimento in resina
I pavimenti in resina sono durevoli e facili da pulire e per- mettono anche soluzioni molto decorative, grazie all’am- pia gamma di varianti e finiture. Le resine sintetiche sono composti liquidi costituiti da una resina appunto, epossi- dica, poliuretanica o metacrilica e da un indurente. Questi pavimenti sono monolitici, cioè assicurano la perfetta continuità del rivestimento, risolvendo il problema delle fessurazioni in cui si annidano sporco e batteri. Inoltre sono resistenti all’usura e agli attacchi degli acidi, hanno diversi gradi di porosità e permeabilità ai liquidi e al vapo- re acqueo e possono quindi risultare impermeabili quando serve.

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